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Agenzie e sviluppatori · 3 min di lettura

Email per i clienti di una web agency: un servizio invece di tre

Caselle, newsletter ed email transazionali: perché ogni cliente diventa tre servizi da configurare, e come gestirli in un unico workspace per cliente.

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Emanuele Aggiornato il 3 min di lettura

Consegni un sito o un e-commerce e, quasi sempre, arriva la stessa domanda: “E la mail?”. Dietro quella domanda ci sono tre servizi diversi da configurare, mantenere e spiegare al cliente. Questa guida mette in fila cosa serve davvero e come semplificarlo.

I tre servizi che configuri per ogni cliente

1. Le caselle sul dominio. info@, ordini@, le caselle personali del titolare e dei collaboratori. Spesso finiscono su un servizio a utente, con un costo che cresce a ogni persona in più.

2. Le newsletter. Moduli di iscrizione sul sito, liste, campagne stagionali. Un altro strumento, con il suo editor, le sue liste e le sue regole sul consenso.

3. Le email transazionali. Conferme d’ordine, reset password, notifiche del sito. Un terzo servizio, con una chiave API configurata nel CMS o nel backend.

Ognuno ha senso preso da solo. Messi insieme, per ogni cliente, diventano un piccolo progetto ricorrente.

I problemi che si ripetono

  • Tre configurazioni DNS per lo stesso dominio, con il rischio di un secondo record SPF che fa fallire tutto.
  • Tre fatture e tre rinnovi da tenere d’occhio, spesso intestati all’agenzia e poi da ribaltare sul cliente.
  • Tre accessi da passare quando il cliente vuole autonomia, o da recuperare quando cambia fornitore.
  • Reputazioni mescolate: se la newsletter genera reclami, a soffrire possono essere anche le ricevute d’ordine.
  • Supporto frammentato: quando “una mail non arriva”, devi capire prima quale dei tre servizi guardare.

Separare transazionali e marketing

Le email transazionali non possono fallire: se la conferma d’ordine non arriva, il cliente del tuo cliente chiama. Le newsletter invece sono per natura più esposte a disiscrizioni e segnalazioni di spam.

Per questo conviene tenerle separate:

  • flussi di invio distinti per transazionali e marketing, così la reputazione dell’uno non trascina l’altro;
  • un sottodominio per le campagne (per esempio news.cliente.it), con il dominio principale riservato alle comunicazioni operative;
  • disiscrizione con un clic (RFC 8058) nelle newsletter, oggi richiesta dai grandi provider per chi invia molte email;
  • webhook per rimbalzi e reclami, così gli indirizzi problematici escono dalle liste in automatico.

Requisiti dei grandi provider

Gmail e gli altri grandi provider chiedono a chi invia molte email di autenticare il dominio (SPF, DKIM, DMARC), offrire la disiscrizione con un clic e mantenere basso il tasso di segnalazioni di spam. Conviene impostare tutto bene fin dall’inizio, anche per clienti piccoli.

Un workspace per cliente

Nilomail non è ancora attivo

Nilomail è in pre-lancio e per ora è aperta solo la lista d’attesa. Il modello qui sotto è come è pensato per funzionare al lancio; i principi valgono per qualsiasi provider.

Il modello su cui è costruito Nilomail è semplice: un workspace per ogni cliente, gestito dal tuo account.

In ogni workspace trovi:

  • le caselle e la casella condivisa sul dominio del cliente, con prezzo per dominio e gli utenti inclusi nel piano;
  • le newsletter: liste, segmenti, moduli di iscrizione, double opt-in e registro dei consensi;
  • le email transazionali, via REST API o relay SMTP, con chiavi API con permessi, webhook e log di ogni messaggio.

Domini, team e reputazione di invio restano separati tra un cliente e l’altro. Quando il cliente vuole autonomia, lo inviti nel suo workspace; quando ti chiede “perché non è arrivata la mail?”, hai un solo posto dove guardare.

Checklist tecnica per un nuovo cliente

  1. Dominio: aggiungi il dominio del cliente e un sottodominio per le campagne.
  2. DNS: MX, un solo record SPF, DKIM per dominio e sottodominio, DMARC con p=none all’inizio.
  3. Mittenti: verifica gli indirizzi da cui si invia (noreply@, news@), con nome e reply-to corretti.
  4. Transazionali: crea una chiave API con i soli permessi di invio e configurala nel CMS o nel backend.
  5. Webhook: registra un endpoint per consegne, rimbalzi e reclami.
  6. Newsletter: modulo di iscrizione con double opt-in e testo sul consenso, indirizzo fisico nel footer, disiscrizione con un clic.
  7. Team: invita il cliente e i suoi collaboratori nel workspace, con i ruoli giusti.
  8. Verifica: invia una prova di ogni tipo (casella, transazionale, campagna di test) e controlla SPF, DKIM e DMARC nelle intestazioni.

Domande frequenti

Posso gestire più clienti dallo stesso account Nilomail?

Sì. Ogni cliente ha un workspace separato, con i suoi domini, il suo team e la sua reputazione di invio, e li gestisci tutti dal tuo account.

Le email transazionali e le newsletter usano lo stesso dominio?

Possono usare lo stesso dominio, ma conviene separarle almeno con un sottodominio dedicato agli invii di marketing (per esempio news.cliente.it), così un problema su una campagna non tocca le ricevute d’ordine.

Posso inviare dal sito del cliente via SMTP invece che via API?

Sì. Oltre alla REST API c’è un relay SMTP, utile per CMS ed e-commerce che supportano solo SMTP. Serve solo per l’invio dalle applicazioni, non per leggere la posta.

Fonti

  1. 1. IETF — RFC 8058: Signaling One-Click Functionality for List Email Headers [↗]
  2. 2. Google — Linee guida per i mittenti di email (Guida di Gmail) [↗]
Emanuele Fondatore & Ingegnere · nilomail

Scrive di infrastruttura digitale indipendente, software artigianale e protezione dei dati in Europa. Aiuta piccoli creatori e aziende a liberarsi dall’ansia da notifiche e dalle suite chiuse.